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Due passi in città con Piero Portaluppi: Corso Venezia

Gran parte dell’aspetto della Milano di oggi si deve a Piero Portaluppi. Un architetto dallo stile eclettico, ironico, abile e prodigo nei dettagli.

Oggi faremo una passeggiata in Corso Venezia tra i palazzi progettati da Piero Portaluppi negli anni 20 e 30 del secolo scorso.

Partendo da Porta Venezia e guardando idealmente verso piazza San Babila, troviamo sulla destra alle porte dei giardini pubblici, il planetario Hoepli che prende il nome dall’editore italo svizzero Ulrico Hoepli che lo donò alla città di Milano. Il planetario fu commissionato a Portaluppi nel 1930 e colpisce per le sue forme classicheggianti, una sorta di tempietto neo-medievale.

Osservandolo meglio non si può che scoprire l’impronta di Piero Portaluppi nei dettagli, suo segno distintivo. Si uniscono una delicata ironia con le stelline bianche che adornano l’edificio e servono anche come elementi di illuminazione interni insieme alle seriose bifore che richiamano il medioevo. Cita la storia e si diverte ironizzando. Rende poi funzionale il planetario, sormontandolo con una cupola (la volta celeste).

Interessanti all’esterno i dettagli delle finestre con elementi botanici (art deco). Una visita al planetario oltre che per ammirarne l’architettura è sempre interessante (qui gli eventi).

Proseguendo su Corso Venezia incontreremo dall’altra parte della strada un monumentale arco con colonne possenti, che oltre ad essere il varco del quadrilatero del silenzio è la moderna ed elegante casa Buonarroti Carpaccio Giotto. Ad un primo impatto l’edificio risulta classico ed apre corso Venezia su una Milano del tardo 800. Osservandolo meglio, però, oltre alle semplici finestre, notiamo alcuni timpani con sagome a M (flash e lampi sotto l’arco, alzate il naso!) e terrazzini stellati.

L’atrio del palazzo è un capolavoro, se riuscirete ad entrare, noterete tutto l’estro e l’attenzione per i dettagli di Portaluppi: pavimenti policromi e geometrici, volte a stucco, temi flash e geometrici che riprendono i dettagli dell’esterno, cancellata di metallo scuro con sfere dorate. Un ingresso con molta personalità.

Muovendoci nel quadrilatero del silenzio e dirigendoci verso Via Serbelloni, troveremo casa Crespi.

 

I proprietari, imprenditori tessili e futuri proprietari del Corriere della Sera e del villaggio Crespi, la commissionarono a Portaluppi sempre negli anni 30. La cancellata di accesso al palazzo ricorda i fasti della famiglia proprietaria giocando infatti con gli elementi del mondo dei tendaggi (tanti drappeggi sul portone). Alzando gli occhi si noterà l’attico decorato con delle pigne fuori misura e le finestre della loggia quasi da manuale egizio (gioca sempre molto con gli stili storici e li sdrammatizza).

Tutto il quartiere alle spalle di casa Buonarroti, il quadrilatero del Silenzio, fu una grande operazione edilizia che negli anni 20 delineò il quartiere di lusso intorno a Piazza Duse. Sorgeva qui infatti un convento di Cappuccini che fu soppresso e che diede il via alla costruzione di case delle famiglie di industriali milanesi o lombardi.

Non a caso e sempre in quegli anni fu affidato a Portaluppi il progetto di Villa Necchi Campiglio, la prima villa in città con piscina privata.

 

Qui Portaluppi si occupò di tutto. All’esterno l’attenzione fu per l’essenzialità lombarda che prediligeva un lusso e dettaglio maggiore per gli interni, sia nelle forme che nei materiali. Di Villa Necchi Campiglio ho già parlato qui e non nasconderò che sono di parte e che lo considero il mio posto del cuore a Milano.

Come per il Planetario Hoepli anche nei bagni di Villa Necchi Campiglio troverete dei punti luce a forma di stella. I dettagli, i materiali, le scelte di razionalizzazione degli spazi fanno di questa villa un capolavoro di architettura, arte e design difficili da equiparare.

La passeggiata con Piero Portaluppi per oggi finisce qui. Proseguiremo nei prossimi mesi insieme a questo grandioso architetto, considerato un battitore libero dell’architettura del 900, per altri quartieri della città. Già perché a Piero Portaluppi si deve gran parte dell’eleganza milanese di oggi.

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