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Con occhi nuovi

Ogni tanto Milano la devi un po’ scoprire, a volte la devi cercare, vedere con occhi nuovi, come se non l’avessi mai conosciuta prima di quel momento.

Quando passeggi per la città e decidi di rivedere un luogo, fai finta di non esserci mai stato. Immagina di vederlo per la prima volta. E Milano ti si svelerà.

Qualche domenica fa sono andata a rivedere la villa Belgiojoso, meglio nota come Gam (galleria di arte moderna).

Quel gran matto di Ludovico Carlo Maria di Barbiano e Belgiojoso, dopo una vita spesa a fare il diplomatico per il governo austriaco, decide di farsi costruire una sontuosa dimora nella zona dei boschetti a Milano (parte della città allora disabitata).

Per il progetto contatta l’archistar del momento, tale Giuseppe Piermarini, che però rimbalza la commissione ad un suo allievo, tale Pollack, il quale si appassiona all’idea talmente tanto da terminare la villa in pochi anni.

Il sontuoso palazzo sarà abitato da Napoleone & C. fino al Generale Radetzky, ma non da Ludovico, ahimè, che dopo una vita spesa per gli austriaci lascerà il mondo e la villa ai francesi.

La villa, oggi comunale, è il riassunto del miglior gusto di quegli anni, il neoclassicismo milanese, che avrebbe poi convertito anche Parigi.

All’epoca fu costruita in una zona non abitata, con lo stile neoclassico che imperversava, e sul bordo di quello che sarebbe stato il corso di Napoleone (si, si oggi è corso Venezia), un’altra innovazione urbanistica dell’epoca.

La villa oggi ospita il Gam e le sue stalle sono state trasformate nel Pac (padiglione di arte moderna), con mostre interessanti e un po’ visionarie.

Il Gam nasconde opere grandiose, sculture di enorme pregio, opere di Picasso e Modigliani, opere del periodo impressionista, della bella époque di Boldini e dell’allegra cricca della Parigi del 900. Passeggerete, nel frattempo che ammirerete le opere, in sale sontuose dai soffitti meravigliosi e decorate con marmi pregiati e lampadari dalle mille e una notte.

 

 

Alla fine del giro sfarzoso ci si potrà ristorare al Lu Bar, un meraviglioso caffè in stile parigino in una piccola Orangérie nel cortile del palazzo.

Se volete, invece, distendervi su un prato, vi consiglio il giardino che da sulla facciata principale della villa Belgiojoso (no, non è quella da cui si entra. Non è quella che affaccia su via Palestro, è dietro). Ecco, proprio qui Milano svanisce del tutto, e ci si ritrova nelle atmosfere di Giverny a casa Monet (più o meno, certo) tra prati, piante che si poggiano e sfiorano un canale quasi stagnante, abitato dalla più strana e bizzarra compagnia che sia stata messa insieme: tartarughe, carpe, germani, papere (ma cosa ci fanno le carpe con le tartarughe?!?).

Bene, quando vi sarete ripresi, riprendete pure la via Palestro, a poca distanza c’è il metro. Si, si tranquilli, siamo sempre Milano!

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